La Sicilia è bedda ma trema, trema e ti fa vacillare nei suoi estremi, brucia e la cenere nera ti graffia. Accarezza e la ricotta dolce ti appanna il viso. L'Etna ti annerisce e l'acqua ti brucia le ferite.
È con questa frase che la nostra guida prepara la partenza. La vecchia, grassa signora è lì, seduta su un fianco della Sicilia, la signora di tutti, ammirata da ogni angolo dell'isola. Il sole inizia la sua discesa, i colori si saturano.
È ora di partire e quella frase sembra quasi giustificare la fatica che ci aspetta: le ripide salite, la cenere che sprofonda sotto i piedi, accumulata strato dopo strato per migliaia di anni. Intorno un paesaggio lunare, il bosco piano piano si assottiglia fino a scomparire.
Tutti sono saliti sull’Etna, come in un pellegrinaggio necessario. Ogni cultura ha dovuto dare una spiegazione a quel fuoco senza fine, ai tremori della terra. A una forza che non ci considera. Accade, indipendentemente dalla nostra presenza.
Impariamo a misurare, prevedere, controllare; abbiamo costruito intorno al corpo un ambiente quasi completamente regolato. Ma qui il corpo torna a essere misura di ogni cosa. Il fiato, le gambe, il freddo, la paura. La montagna non si adatta a noi. Vento e terra convivono come forze che si tollerano senza appartenersi. Acqua e fuoco come due vecchi coniugi che da troppo tempo litigano senza ricordarsi più il motivo.
Per i greci l'Etna era una fabbrica di fulmini, saette, frecce degli dei, tana di Efesto e dei ciclopi, suoi complici. Zeus raccoglieva lì i suoi fulmini e gli uomini potevano solo attendere e sperare.
La cenere entra nelle scarpe, nei vestiti, nella bocca. Il corpo inizia a connettersi, a ricordare la propria essenza primordiale. Adesso c'è il buio che si mischia ai fumi rendendo il fuoco più rosso e visibile. Dietro di me centinaia di lucine in fila indiana di visitatori da ogni dove. Luci bianche che salgono su e la lava rossa che scende giù a fiumi. Quando la montagna sarà diventata una fotografia sul telefono, quei boati, quel fuoco incontrollato, incontrollabile, rimarranno solo sulla pelle, nella psiche, negli incubi e nei sogni.
È come se quella montagna sputa fuoco fosse un mammifero selvatico e preistorico, così grosso e stanco che puoi salirci su, ma bisogna essere temerari e fare attenzione. Accettare le sue regole.





















