Dopo essere stato uno dei primi Paesi a introdurre gli iPad e la tecnologia nelle scuole, la Norvegia sta facendo dei passi indietro. Il primo ministro norvegese Jonas Gahr Stoere ha infatti di recente annunciato dei limiti al ricorso all’intelligenza artificiale in classe e di voler finanziare un uso maggiore dei libri cartacei a scuola. Queste scelte arrivano dopo che le rilevazioni dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) sulle performance degli studenti norvegesi hanno mostrato un calo significativo negli ultimi anni in matematica, capacità di lettura e comprensione del testo e nelle materie scientifiche. Soprattutto l’ambito della lettura è quello che colpisce di più: più di un quarto degli studenti quindicenni in Norvegia avrebbe difficoltà a comprendere e analizzare un testo di lunghezza moderata. “Stiamo assistendo a un’inversione di rotta molto netta”, ha detto alla rivista statunitense Time Marte Blikstad-Balas, professoressa presso il Dipartimento di Formazione degli Insegnanti e Ricerca Scolastica dell’Università di Oslo, commentando le scelte del governo e aggiungendo che soprattutto per i bambini che frequentano le scuole elementari il Paese starebbe cercando di ridimensionare il ruolo della tecnologia in classe.

Non è solo la Norvegia a muoversi in questo senso. Negli Stati Uniti ad esempio molti genitori hanno iniziato a chiedere che l’uso di dispositivi digitali in classe venga ridotto, perché hanno paura che il troppo tempo trascorso davanti a uno schermo stia condizionando negativamente le capacità di apprendimento e relazionali dei propri figli. Il risultato è che solo nel 2026, negli Stati Uniti sono state avanzate almeno una decina di proposte di legge sul tema.

Sebbene l’impatto che l’uso della tecnologia ha sull’apprendimento non è ancora del tutto chiaro, varie ricerche hanno rilevato comunque alcuni effetti negativi. In particolare, da tempo si discute della generale riduzione della soglia dell’attenzione, attribuita in gran parte all’uso degli smartphone e anche ai social media. Uno studio co-condotto dalla professoressa Blikstad-Balas ha invece analizzato le possibili differenze nella comprensione di un testo se la lettura avviene su carta o su un dispositivo digitale. A un gruppo di ragazzi tra i 13 e i 14 anni è stato infatti chiesto di leggere due porzioni di testo su un supporto digitale e uno cartaceo, indossando degli occhiali per eye-tracking, ovvero per monitorare i movimenti oculari. Dopo la lettura, è stato chiesto loro di rispondere ad alcune domande.

Il campione che ha partecipato allo studio è particolarmente limitato - si tratta in tutto di dieci studenti - e gli stessi ricercatori affermano che sono necessarie altre analisi per capire davvero se esiste una differenza nella comprensione del testo sulla base del supporto usato. Secondo Blikstad-Balas però, lo studio ha comunque portato alla luce elementi importanti e già confermati anche da altre ricerche. Ad esempio, i ricercatori hanno notato che gli studenti non solo sono tornati più spesso a rileggere il testo prima di rispondere alle domande dopo averlo letto su un dispositivo digitale, ma la lettura è stata più veloce e sommaria e la comprensione stessa è risultata più superficiale. Un altro aspetto emerso è la percezione che gli studenti hanno avuto della loro performance. Come ha spiegato la professoressa Blikstad-Balas al Time infatti, erano convinti di aver ottenuto gli stessi risultati positivi in entrambe le condizioni: “Osservandoli, ci rendevamo conto che facevano molta più fatica nella situazione con lo schermo, ma loro rispondevano: ‘No, è uguale’”.

La differenza nell’approccio alla lettura potrebbe essere dovuto alle caratteristiche tipiche di un ambiente digitale, di per sé costruito per distrarre e distogliere continuamente l’attenzione e portarlo su altro: “Quando si leggono cose su Internet, gran parte di ciò che si fa consiste nello scegliere cosa non leggere e cosa non guardare”, ha detto la ricercatrice al Time. Di conseguenza, ritrovarsi a leggere su un dispositivo digitale potrebbe portare ad assumere lo stesso comportamento di lettura superficiale e veloce che si farebbe su Internet.

Un’analisi degli studi pubblicati tra il 2000 e il 2022 sul tema ha invece rilevato come un fattore determinante potrebbe essere l’età: la lettura su schermi infatti ridurrebbe la comprensione del testo tra gli allievi delle scuole elementari e medie, ma non tra coloro che frequentano le scuole superiori e l’università. Inoltre, bisogna tenere in considerazione anche i benefici generati da media e strumenti educativi digitali. Uno studio pubblicato sul sito dell’OCSE ha ad esempio rilevato come certi tool possono favorire e migliorare lo sviluppo delle competenze linguistiche, ed essere soprattutto di supporto per chi proviene da contesti marginalizzati. Secondo gli autori dello studio, bisognerebbe allora puntare a “un approccio equilibrato che combini metodi di lettura digitali e analogici”, per favorire “una comprensione più approfondita e un coinvolgimento duraturo” dei ragazzi e delle ragazze.