Per anni l’allenamento serale è stato considerato quasi incompatibile con una buona notte di riposo. L’attività fisica più intensa aumenta, infatti, temporaneamente la frequenza cardiaca, la pressione arteriosa, la temperatura corporea e l’attivazione del sistema nervoso simpatico; condizioni apparentemente opposte a quel progressivo rallentamento che precede il sonno.

Le ricerche più recenti stanno però aprendo a nuove soluzioni. A determinare l’effetto di una sessione non è soltanto l’orario, ma l’incontro tra tre variabili: quanto è vicina al momento in cui ci si addormenta, quanto è impegnativa e quanto a lungo mantiene il corpo sotto sforzo.



Il problema non è la sera, ma la distanza dal sonno

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La revisione sistematica e meta-analisi “Effects of Evening Exercise on Sleep in Healthy Participants” (Sports Medicine, 2019) ha contribuito a ridimensionare l’idea che qualsiasi attività serale comprometta il riposo. Nel complesso, l’esercizio svolto nelle ore precedenti il sonno non peggiora la qualità della notte e, in alcuni casi, sarebbe associato a una maggiore durata del sonno profondo. L’eccezione riguarda gli allenamenti vigorosi conclusi entro un’ora dal momento in cui ci si corica, associati a una maggiore difficoltà ad addormentarsi e a una minore efficienza del sonno.

Una successiva meta-analisi, "The Effects of Evening High-Intensity Exercise on Sleep in Healthy Adults” (Sleep Medicine Reviews, 2021), fornisce ulteriore conferma. Una sessione ad alta intensità, terminata tra due e quattro ore prima di andare a letto, non sembra alterare in modo significativo né la durata né l’architettura del sonno negli adulti sani. La temperatura corporea è più alta dopo l’esercizio, ma generalmente rientra nei livelli normali prima dell’addormentamento.

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Intensità e durata contano più dell’orologio

A riportare l’attenzione sulla quantità complessiva di stress provocata dall’allenamento è stato lo studio “Dose-response Relationship Between Evening Exercise and Sleep” (Nature Communications, 2025). I ricercatori hanno analizzato oltre quattro milioni di notti di 14.689 persone fisicamente attive che indossavano un dispositivo Whoop. Più la sessione era tardiva, lunga e impegnativa, più risultava associata a un addormentamento posticipato, a una durata del sonno inferiore, a una frequenza cardiaca notturna più alta e a una variabilità della frequenza cardiaca più bassa. Quando invece l’attività terminava almeno quattro ore prima dell’inizio del sonno, non si osservavano alterazioni significative, indipendentemente dal carico registrato.

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Perché un allenamento intenso può mantenere svegli?

Il sonno è favorito dalla progressiva riduzione della temperatura interna e dal passaggio a una prevalenza del sistema nervoso parasimpatico, responsabile delle funzioni di riposo e di recupero. Una sessione molto impegnativa produce invece una temporanea attivazione simpatica: il cuore continua a battere più velocemente, la temperatura resta elevata e l’organismo impiega del tempo per ritrovare il proprio equilibrio.

La revisione “Effects of Exercise Timing and Intensity on Physiological Circadian Rhythm and Sleep Quality” (Physical Activity and Nutrition, 2023) ha rilevato che l’esercizio serale può posticipare temporaneamente il ritmo della melatonina e mantenere più alta la temperatura corporea notturna, senza tuttavia tradursi automaticamente in un peggioramento significativo della qualità del sonno. Anche in questo caso, intensità, durata e vicinanza all’ora di coricarsi modificavano sensibilmente la risposta.

Il vero punto critico non è quindi il movimento in sé, ma un organismo che arriva a letto ancora impegnato nella fase più attiva del recupero. Intervalli ad alta intensità, corse molto sostenute, sport competitivi e lunghe sessioni cardiovascolari richiedono generalmente più tempo per essere smaltiti rispetto a yoga, mobilità, camminata o esercizi tecnici a basso carico.

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Come proteggere il sonno dopo la palestra?

Se l’allenamento del tardo pomeriggio termina almeno tre o quattro ore prima di dormire, nella maggior parte degli adulti sani non sembra esserci motivo di considerarlo problematico. Quando la distanza si riduce, può essere utile scegliere un’intensità moderata, riservando HIIT, corse veloci e sedute particolarmente lunghe ai giorni in cui si riesce a finire prima.

Anche la fase successiva merita attenzione. Un defaticamento graduale, una doccia non eccessivamente calda, una cena equilibrata e luci più soffuse aiutano a segnare il passaggio dallo sforzo al riposo. Conviene inoltre verificare la presenza di caffeina nei prodotti assunti prima dell’attività: il vero responsabile dell’insonnia potrebbe essere il pre-workout, più che l’allenamento. Respirazione lenta, stretching dolce, lettura e riduzione degli stimoli digitali possono, infine, favorire il riposo.


Le informazioni contenute in questo articolo hanno esclusivamente scopo informativo e divulgativo e non intendono sostituire il parere o i consigli di un personal trainer o di personale qualificato. Per qualsiasi dubbio o si consiglia sempre di consultare uno specialista.

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